mercoledì, giugno 13, 2007

INCURSIONI URBANE


l'ISIA partecipa ad OpenStudio Faenza con un progetto coordinato da Donatella Savoia, Stefano Caggiano e Stefania Bertoni. Realizzato dagli studenti ISIA: Imma Cannella, Federica Cecchini, Jennifer Muccioli, Andrea Magnani e Valentina Pasi in collaborazione con l'associazione ESTERNI di Milano.

Saranno tre vere e proprie incursioni urbane!

La prima performance "Oggetti liberati" si svolgerà
venerdì 15 giugno per tutto il giorno e consisterà nell'abbandonare prodotti voluminosi in luoghi suggestivi della città fornendoli di targhetta identificativa dell' Isia con l'obiettivo di creare consapevolezza verso la progettazione comune. L'oggetto trovato dal pubblico sarà un oggetto libero che dovrà essere ridisegnato e rilasciato in suolo pubblico, infine rispedito all'Isia.

"Park renting " è il titolo della seconda performance prevista per
sabato 16 giugno dalle ore 16.00 alle 18.30 in Piazza delle Erbe. Verranno occupati legalmente (in seguito al pagamento legale del posteggio) alcuni parcheggi in piazza delle erbe i quali diventeranno gli spazi espositivi di alcuni prototipi selezionati dalle tesi.

Infine con "Sfilata pubblica" sempre sabato 16
giugno dalle 18.00 una trentina di modelle con abiti disegnati dagli studenti Isia partiranno dalla Piazza del Popolo di Faenza in una sorta di "Passerella metropolitana" che le condurrà alla meta dei Loggia degli Infantini, dove saranno accolte, insieme al pubblico, da buffet e musica. Seguirà Party ISIA con dj set di DoubleJ vs Palloncino fino alle 23.30.


mercoledì, giugno 06, 2007

DO - nucleo culturale

A Faenza si è appena conclusa la 3 giorni inaugurale di un nuovo spazio culturale che risponde al nome di DO. La manifestazione è stata chiamata DOrave culturale e ha visto nella sua programmazione: mostre di design, esposizioni d'arte, installazioni urbane, concerti, live set audio-video, workshop e conferenze. E' stato un weekend in cui ho visto la città di Faenza come sbocciare lentamente, creativamente... promette bene! Riporto di seguito il bilancio dell'evento e l'interessantissimo manifesto di intenti, sono pronto a scommettere che il DO diventerà il nuovo vero e proprio riferimento per la creatività a Faenza, prestate attenzione!

DOrave culturale: un primo bilancio

Faenza, 4 giugno 2007
È terminata ieri sera la tre giorni in cui il DO, nuovo spazio culturale, è stato presentato alla città: una tre giorni di sperimentazione, un banco di prova, che si colloca come l’inizio di un percorso stabile di ricerca nell’ambito della produzione culturale a Faenza. Come hanno sottolineato sabato 2 giugno i ragazzi del Nucleo Culturale alla presentazione del progetto, il DO non è e non sarà un locale, come già ce ne sono a Faenza: l’obiettivo è, infatti, quello di diventare un laboratorio delle idee e di produzione culturale, uno spazio in cui la creatività è vissuta in modo attivo, evitando dunque la mera importazione di eventi/format/attività realizzate altrove, un incubatore dove le idee valide possono trovare risorse e competenze per decollare e diventare progetti concreti.

Questa è la logica che è alla base, ad esempio, del progetto Re-sign, presentato nel workshop di domenica 3 giugno (che ha registrato una buona presenza di pubblico): i ragazzi dell’ISIA di Faenza che hanno curato il progetto hanno mostrato, con una breve introduzione, e poi dimostrato, realizzando istantaneamente alcuni oggetti (coinvolgendo anche i presenti), il concept del “Re-sign - firmare di nuovo” gli oggetti abbandonati. Firmare di nuovo significa dare una nuova vita agli oggetti, che non solo sono tantissimi, ma sono tutti portatori di tanti messaggi, di tante logiche, di tanti punti di vista; Re-sign ci insegna che la vera libertà degli oggetti sta nel saperli vedere, così al DO c’erano un bancone da bar realizzato con due casse di legno, sedute realizzate assemblando più sedie o utilizzando gli scheletri metallici di scrivanie, un tavolo fatto con uno sportello, un divano ottenuto da rettangoli di gommapiuma e stoffe, ecc. Tutti oggetti di recupero, trovati nei magazzini del Comune di Faenza, che hanno stimolato la creatività dei ragazzi del DO: Re-sign non è però un progetto autoreferenziale, ma ha una connotazione fortemente sociale. Lo scopo infatti è quello di educare il pubblico acquirente a diventare un pubblico utilizzatore consapevole, ed è per questo che nel progetto è stata coinvolta Manitese: Michele Dotti, rappresentante di Manitese Faenza, ha sottolineato durante il workshop la validità del progetto e la sua compatibilità con una ONG che da sempre si è occupata di recupero degli oggetti, con grande beneficio, economico ed ecologico, per la società. Con Re-sign, ha aggiunto Michele, questo recupero ha la possibilità di avere un risvolto qualitativo oltre che quantitativo, rinnovando dunque la disponibilità a collaborare per il decollo del progetto. La condivisione degli obiettivi, e la disponibilità a partecipare è stata manifestata anche da Hera Imola-Faenza, azienda attenta ai temi del riciclaggio e del riutilizzo che ha già realizzato progetti si sensibilizzazione, nelle scuole ad esempio, su questi temi: Elena Marchetti, presente al workshop, ha dimostrato il suo entusiasmo per l’originalità dell’idea e la volontà di creare una sinergia per fare sì che il progetto coinvolga realmente il territorio.

Al workshop hanno partecipato anche altri due progetti uniti dalla stessa sensibilità per il riutilizzo creativo degli oggetti, RCA – Rifiuto con Affetto e Airswap. RCA è un nuovo servizio di raccolta rifiuti nato a Venezia, che permette di raccogliere e rimettere in circolazione quegli oggetti che, a causa di una tendenza allo spreco e alla mancanza di spazio, vengono gettati seppur ancora utilizzabili. Maria Zanchi, Maddalena Vantaggi, Roberta Bruzzechese e Alessandra Saviotti hanno infatti modificato un cassonetto, inserendo delle ante trasparenti e delle mensole interne, facendolo diventare un luogo si scambio di oggetti (e di conseguenza di socializzazione), sottraendoli alla discarica o alla distruzione: in questo modo, gli oggetti riacquistano così utilità e persone che vi si riaffezionano.

Arianna Callegaro ha invece presentato Airswap, in cui al centro vi sono i vestiti: una persona, partecipando ad Airswap, baratta un suo capo d’abbigliamento con un altro capo, modificato (non necessariamente nella forma di un altro capo, ma anche di oggetti, ad esempio lampade, scatole, ecc.) creativamente da artisti presenti sul territorio; il progetto prevede un padiglione negli aeroporti, in cui si possono compiere due tipi di azioni: effettuare uno scambio di un vestito personale, per acquisirne uno con valore aggiunto, o selezionare dal database un abito su cui effettuare una personale post-produzione, destinata poi al circuito di scambio/promozione.

Il confronto e il collegamento tra queste iniziative e Re-sign, creato dal workshop, hanno premesso di creare una rete di conoscenza e di scambio, che potrà attivare collaborazioni e possibilità di sviluppi, anche paralleli, dei singoli progetti.

Durante i tre giorni è stata poi realizzata una copertura mediatica di DOrave culturale, con la realizzazione di foto, video delle performances e dei workshops, interviste agli artisti, che saranno, e in parte già sono, a disposizione sul sito web del DO (www.ildo.tv): questo fa parte di un’altra area di progetto, dedicata ai media e alle nuove tecnologie, che intende sviluppare una webtv e realizzare nuovi fomat.

DOrave culturale è stato inoltre monitorato costantemente da una webcam al piano terra, grazie alla quale era possibile seguire la tre giorni sul sito web, in live-streaming; l’attenzione per le tecnologie audio/video è stata poi documentata dalla presenza di 12 televisori, che mostravano video realizzati dai ragazzi del DO, e dalla presenza di due schermi dietro al palco, sui quali i vj hanno proiettato le loro immagini durante le serate. Vj e dj hanno poi partecipato ad un workshop sull’improvvisazione nella musica elettronica e sul rapporto tra musica e immagini, seguito, sabato 2 giugno, al workshop sull’improvvisazione come competenza, tenuto da Michele Francesconi, e sulle avanguardie del jazz (Filippo Feletti): l’attenzione alla modalità del workshop risponde alla volontà del DO di non essere uno spazio dove semplicemente si fruiscono i prodotti culturali, ma dove ci si confronta sulla produzione di tali prodotti per vivere la cultura in modo attivo e partecipativo e per sviluppare nuove competenze.

Del resto il Sindaco, Claudio Casadio, l’Assessore alle Politiche Giovanili, Alberto Servadei, e l’Assessore alla Cultura, Cristina Tampieri, hanno ribadito, nella presentazione di sabato 2 giugno, il loro appoggio a questa realtà nuova proprio per la sua originalità, per la sua vocazione ad essere un luogo dove si sviluppano competenze che possono essere messe al servizio della società, dove la creatività trova degli sbocchi, dove si produce attivamente cultura.

DOrave culturale ha presentato il DO alla città ed ha costituito l’occasione per formare un gruppo, in cui le ragazze e i ragazzi vengono da esperienze diverse (musica, arti visive, design, informatica, ecc.): la sfida comincia però da oggi, dalla volontà di rendere il DO uno spazio permanente e vivo e di fare decollare i progetti accennati e i nuovi che nasceranno.

La risposta del pubblico è stata positiva: ai tre giorni hanno partecipato circa 300 persone ogni sera, manifestando il loro interesse ed in molti casi la disponibilità a partecipare attivamente alla programmazione futura; anche sulla pagina del DO in myspace (www.myspace.com/donucleoculturale) i commenti di chi ha partecipato, sia come pubblico che come performer, dimostrano il successo che ha avuto l’inaugurazione del DO. La massima affluenza si è registrata domenica sera, per la performance degli ZU.

Alla chiusura, domenica sera, molti hanno chiesto informazioni sulla riapertura del DO e sulle attività future, dimostrando entusiasmo per la presenza di questa nuova realtà culturale a Faenza. La risposta che abbiamo dato è: prestissimo lo staff del DO si riunirà per ragionare sul futuro e per pensare alla programmazione, per verificare questi tre giorni e per DARE alla città un luogo stabile dove FARE cultura. E’ nel DNA del DO…dal verbo dare, e da to do, in inglese, appunto, fare.


Dichiarazione d'intenti DO - NUCLEO CULTURALE

All'interno del piano di sviluppo del distretto culturale evoluto di Faenza, l'Amministrazione Comunale, con il lavoro dell'Assessore alla Cultura e dell'Assessore alle Politiche Giovanili, ha dato vita ad un Nucleo Culturale, composto da ragazzi e ragazze con competenze, risorse e interessi negli ambiti della creatività e della cultura artistica. La sua funzione è quella di tradurre in azioni pratiche i seguenti obiettivi, mutuati dal progetto per il distretto culturale evoluto e dalle finalità del Laboratorio Cultura:

  1. Sviluppo di un gruppo motivato e impegnato che, condividendo insieme all'Amministrazione Comunale il percorso, presentato nel convegno Moto d'Idee, per la costruzione del distretto culturale evoluto, possa durare e ampliarsi nel tempo, animato da persone realmente interessate a sviluppare progetti ambiziosi e che lavorino insieme secondo un'etica di condivisione e confronto. Questo gruppo si propone come non solo come momento di aggregazione, ma intende coinvolgere i partecipanti in modo attivo e continuativo con modalità che esulino dal semplice riempire il proprio tempo libero.
  2. Ampliamento e arricchimento delle opportunità di produzione e fruizione culturale della città in una logica attiva e generativa di contributi e risorse da parte della società civile, in particolare delle giovani generazioni, e degli altri istituti e operatori culturali. In questo senso si colloca l'idea del Centro culturale multifunzionale, come incubatore del gruppo e di progetti nuovi che lo caratterizzino come uno dei più importanti poli della vita culturale e sociale della città.
  3. Attenzione al nuovo, non solo in termini di contenuti ma soprattutto di modalità di lavoro e di presentazione dei contenuti. Le iniziative dovranno offrire aspetti di totale innovazione, dando voce non solo alle opere di artisti affermati, ma anche a idee, progetti, ricerche sviluppati dal Nucleo Culturale e dal contesto cittadino, in modo che i cittadini e soprattutto i giovani possano essere reali protagonisti non solo della fruizione, ma soprattutto della produzione culturale. A questo proposito, ampio spazio deve essere dato alle tecnologie informatiche applicate alla multimedialità, sia perché a Faenza non esistono esperienze consolidate e strutturate nel settore, sia per il valore di innovazione che i linguaggi/strumenti multimediali hanno apportato al campo dell'arte.
  4. Creazione e mantenimento di un centro culturale che, nel pieno della sua attività, dovrà essere attivo, vivo e frequentabile tutto l'anno: un laboratorio di idee e di attività volto alla sperimentazione, alla ricerca, allo sviluppo e all'esplorazione di nuovi linguaggi, saperi e tecnologie, nella consapevolezza che l'esposizione alla creatività e alla novità sia stimolo e condizione per una maggiore apertura mentale e alla diversità. In quanto "base" del Nucleo Culturale, il centro si configura secondo la logica di essere un luogo di incontro capace di dare una risposta alla mancanza di spazi e proposte che non siano meri prodotti da consumare passivamente.
  1. Realizzazione di processi di scambio e interazione con altre realtà nazionali, europee ed extraeuropee, impegnate nella produzione culturale e sociale, sviluppando collaborazioni che vadano oltre il semplice coinvolgimento estemporaneo di questi attori in eventi.
  2. Creazione di connessioni con aziende private, profit e non-profit, che desiderino investire nel sociale e nella cultura ed essere coinvolti nei progetti con un ruolo attivo e propositivo, condividendo obiettivi e metodologie, e non come semplici finanziatori. Lo scopo è quello di creare azioni valide capaci di coniugare attività imprenditoriali, competenze artistiche e circuiti distributivi, realizzando dei format che siano poi esportabili sotto il marchio "Faenza/Moto d'idee".
  3. Sensibilizzazione della comunità locale sui temi della solidarietà, della socialità e dell'ambiente, attraverso progetti culturali e creativi e il coinvolgimento di attori privati e pubblici, dando corpo a comuni prospettive.

Dati questi obiettivi, le attività promosse e realizzate dal Nucleo Culturale saranno caratterizzate dalla massima libertà di scelta e iniziativa, e in particolare da:

- Centralità degli utenti/partecipanti;

- Assenza di proposte preconfezionate e attenzione ad una continua ricerca di nuovi percorsi di crescita culturale, sociale e creativa calati nel contesto urbano e civile, da cui possano originarsi ulteriori idee, risorse, energie, attività.



giovedì, maggio 17, 2007

Crea il tuo "Fashion"!

Segnalo questo sito fighissimo e lo consiglio a tutte/i gli appassionati di fashion e vintage: il sito Thread banger ha il seguente obiettivo:

"Welcome to ThreadBanger, the first network for people who make their own fashion.

Our first show is Threadheads. Join our hosts Rob and Corinne every Friday as they give us DIY fashion tips and how-to’s so that you too can create your own style! This weekly show also features the latest in fashion trends straight from the community and young, upcoming designers.

Want to get involved? Submit your own unique creations by uploading your video to our website and we’ll feature your designs on the show! Have a question on how to create something? Let us know and we’ll cover it in an upcoming episode! This is the show that the viewers create! "

Date un'occhiata al video!





Se volete dare un'occhio ad altri modi di "trattare" le t-shirt date un occhio sul mio blog! ;-)

lunedì, maggio 14, 2007

More Fuffa for the people

Ecco qua il nostro caro nemico che continua ad aprire succursali sparse per il mondo, questa volta in patria - a Venezia. Yacht Design, Glass Design and Venetian Arts...! Ma perchè non li invitiamo ad aprire uno IED pure a Faenza? Ceramic Design and the Art of Stinking!
Sarebbe veramente figo...nonfacciamolo troppo sapere in giro se no non riusciamo ad immatricolarli tutti ;-)

Abbasso la Fuffa, viva la fatica di esser completi.

martedì, maggio 08, 2007

Cambiamenti e menti cambiate (pt. 1) La Sede

Il 2007 non è certo finito ma è possibile aprire un discorso per quanto riguarda gli ultimi due anni: quante cose sono cambiate all'ISIA? Questa è una domanda che spesso ci si pone e a cui spesso - per prima cosa - si risponde con uno sbuffo di risata. Poi - però - ci si ritrova indecisi se parlare bene o male degli ultimi due anni...Io sono convinto, invece, che la maggior parte degli attuali studenti non abbiano veramente un'idea di che cosa sia successo, di quante cose sono cambiate. Anche se sembra che tutto sia rimasto fermo, uguale.

Cominciamo a parlare dei cambiamenti che si vedono: la sede.
E' facile dire adesso "ma guarda che schifezza di edificio deve avere l'ISIA come sede..." quando non si è visto com'era messo prima:




Il punto delle scale è sempre stato quello messo peggio, per questo i lavori si sono concentrati lì. Per chi non lo sapesse il cambiamento più grosso tratta proprio della nostra sede (Palazzo Mazzolani): fino al 2004 l'ISIA ha sempre dovuto pagare l'affitto annuale alle Opere Pie che l'avevano in custodia. Da ben 15 anni - però - il Direttore e il Collegio Docenti, tutti rappresentati in CSD (Consiglio Scientifico e Didattico), hanno manifestato il disagio di fare lezione in un luogo tanto fatiscente quanto pericoloso, man mano che passavano gi anni. Solo verso il 2005, finalmente, la Regione Emilia Romagna (spinta da reponsabilità verso la conservazione dei Beni Culturali italiani) ha provveduto all'acquisto della porzione di edificio che ha concesso in usufrutto gratuito al nostro ISIA (per la modica cifra di € 2.380.000,00).
Insomma, adesso l'edificio è nostro, è come se ce l'avessero regalato. Anche se rimane legalmente proprietà della Regione, cioè dello Stato.

E gli altri ISIA? Gli altri ISIA, esattamente come noi, sono sempre stati in "affitto" pure loro. Una differenza sta nello spazio: gli altri ISIA hanno molto meno spazio utilizzabile di noi, un cortile interno se lo sognano - tanto per dire. L'ISIA di Roma, mi hanno raccontato studenti e docenti, dieci anni fa hanno praticamente "occupato" l'attuale sede (una palazzina esattamente adiacente a una chiesa in pieno centro storico romano, presso il Pantheon) fino a lasciarselo "affidare" dal Sindaco Veltroni, "simpatizzante" della causa ISIA (mah..). L'ISIA di Firenze ha la sua sede anch'essa in centro, in via degli Alfani, presso un edificio che ospita, però, anche una parte dell'Accademia di Belle Arti, costringendo a concentrare la sede ISIA in un solo piano...l'ISIA di Firenze è su un corridoio solo!
L'ISIA di Urbino risiede senz'altro nella sede più suggestiva: in cima a un colle gode di un panorama meraviglioso e occupa tutta l'ampiezza dell'ex-monastero che li ospita: si tratta quindi di un sede grande, più concentrata di quella faentina, che offre molta varietà architettonica oltre che gradini, piccole e grandi scale, discese...

Torniamo a noi. La nostra sede, d'ora in poi, può aspettarsi solo dei miglioramenti. Va ricordato, però, che rimane un edificio storico alla cui struttura non possono essere applicate modifiche virtuosistiche. Chi paga per mettere a posto l'edificio? Non voi studenti, l'aumento delle tasse degli ultimi anni ha ache vedere con i tagli dal Ministero dell'Istruzione. I soldi per mettere a posto l'edificio vengono dalla regione e possono provenire dal Comune di Faenza. Va da sè che non è possibile fare grandi previsioni per il futuro, cioè quale sarà la prossima area d'intervento per la ristrutturazione. Sappiate che la nuova Aula Magna (ancora in costruzione) è stata finanziata con soldi provenienti dalla regione, e che non potevano essere spesi per alcuna altra ragione! Voglio dire: quando vengono stanziate delle somme per opere di restauro e/o costruzione dalla Regione viene deciso un "capitolo" che sarà il "nome assegnato all'obiettivo da raggiungere con l'impiego dei soldi elargiti". Questo è il motivo per cui stanno facendo una nuova Aula Magna (che nessuno ha mai chiesto) e non ristrutturando un po' di aule, che sarebbe anche ora. I motivi? Non ne sono certo ma non escludo assolutamente che si tratti di "malghini politici", per ora è l'unica risposta che ho. Ecco, questa sì che è una di quelle cose che non sono mai cambiate: l'abitudine di creare delle situazioni ambigue e poco chiare da parte dei nostri politichetti locali. Ma non dipende certo dall'ISIA.

Quali problemi persistono. All'ISIA non siamo da soli, primo fra tutti i nostri "coinquilini" è la Pinacoteca, anzi meglio chiamarla col suo nome Raccolta Archeologica:
"A Palazzo Mazzolani sono ospitati i depositi, affidati in gestione alla Soprintendenza Archeologica dell'Emilia Romagna, in cui è custodito un complesso di materiali archeologici estremamente interessante che copre un arco cronologico vastissimo, che va dalla preistoria alla tarda antichità." (sito terre di Faenza)

Tutta questa roba, in realtà, il Comune vuole spostarla presso la vera Pinacoteca faentina, ma c'è un problema: l'attuale Pinacoteca (in V. S. Maria dell'Angelo) è stata aperta aperta al pubblico da tempo relativamente breve. Al tempo in cui frequentavo il Liceo (che occupa ancora in piccola parte qualche ambiente dell'edificio) stavano cominciando appena i lavori di restrutturazione e restauro. Appunto, il problema è che il Preside del liceo classico (Luigi Neri) non vuole spostarsi definitivamente dall'edificio e finchè rimarrà anche solo un'aula funzionante lì dentro non sarà possibile cominciare i lavori di trasporto da Palazzo Mazzolani alla Pinacoteca. Capite anche voi che con questo tipo di ostacoli burocratici non è certo facile e veloce far succedere le cose, vedere qualche cambiamento. per cui personalmente prevedo che queto problema non sarà risolto entro i prossimi 5 anni, dopo chissà. Anche se spero proprio di sbagliarmi.

Consiglio. Siete insoddisfatti degli spazi dentro a cui fate lezione? Avete proposte (che non siano solo "facciamo i graffiti per rendere più bello questo posto")? Non lamentatevi a voce che non serve a niente. Qui servono i fatti. Quindi organizzatevi e scrivete un documento con le analisi dei punti e le proposte. Dopodichè consegnate il documento ai Rappresentanti degli Studenti, siamo qui per questo. NON andate direttamente a parlare col Direttore o coi docenti perchè non risolvereste nulla e rischiereste solo di disturbarli. Le procedure per inoltrare una richiesta da parte degli studenti è questa che vi ho descritto. Seguite il consiglio. E armatevi di pazienza e comprensione, più di quella che avete già, perchè i tempi "all'italiana" ormai li sapete.

lunedì, maggio 07, 2007

OCCUPAZIONE STAND E3
SALONE SATELLITE '07

Nella giornata di Venerdì 20 Aprile 2007 Giovanni, Elisabetta ed Io (Andrea) abbiamo occupato lo stand numero E3 presso il Salone Satellite di Milano. Tale spazio era stato lasciato libero quindi inutilizzato dalla Zhejiang University. Abbiamo approfittato di questa situazione per lanciare un messaggio forte basato sulla consapevolezza di vivere in una società liquida (così come intesa da Z. Bauman nel libro “Modernità liquida”). Impossessandoci temporaneamente (l'occupazione è durata 5 ore circa) di tale luogo abbiamo apposto uno slogan, un messaggio: “Basta idee, solo pagare”. Non abbiamo volutamente pagato lo stand (come ci è stato rinfacciato da Marva Griffin Wilshire, curatrice del Salone Satellite) proprio perché non si volevano presentare oggetti ma condividere un sentore diffuso, un approccio nuovo al mondo della progettualità. L'occupazione rigorosamente non violenta diventava quindi l'unico modo o media possibile in grado di veicolare il nostro messaggio in modo coerente. Il media (o modo) è stato quindi perfettamente aderente al messaggio. Per la prima volta nella storia del progetto la differenza che si viene a creare tra buone e cattive idee si va assottigliando sempre più; l'obsolescenza e la necessaria reversibilità, (la colla sul cemento di Rem Koolhaas) e la conseguente breve vita delle cose (usa e getta) alimentano e sono sintomi di questo andamento.

Le idee diverranno quindi sempre meno discriminanti, sempre più brevi, sempre di più, quindi sempre più ingovernabili e difficilmente differenziabili tramite ad esempio il brevetto (relitto della società solida). I progetti si muovono quindi verso una dimensione più libera da vincoli ed impossibile da proteggere, ma ovviamente così in grado di raggiungere e coinvolgere sempre un numero maggiore di persone (ognuno diventerà imprenditore di se stesso? Micro imprenditorialità diffusa, A. Branzi). In Italia fino a poco tempo fa uscivano 500 nuovi designer all'anno ed ora ne escono 5000, la stessa proporzione è valida per il numero dei progetti. Aumentando le quantità e le variabili in gioco aumentano le probabilità di avere progetti validi, scadenti, copiati, vecchi, arte, etc, etc, ed è giusto che sia così! Sempre di più un'idea vale l'altra! I modi in cui un progetto prevale sull'altro non sono più determinabili in base alla qualità dello stesso. In una sorta di metafora con le Open Source (o i programmi di condivisione, file sharing) le idee, l'arte ed il design fluiranno liberamente, forse gratuitamente perdendo la propria identità… le idee sono di tutti.

In tale contesto ogni persona vorrà sempre più essere coinvolta nel processo creativo, diventandone parte integrante, designer di ogni oggetto della propria vita. I soldi ed il sistema di scambio denaro per beni o servizi mal si adatta alla liquidità delle idee e delle cose in generale. La struttura del mercato come la conosciamo ora è destinata a mutare, si vorrà sempre di più tutto subito e gratuitamente. Sintomi sono da ricercare nel mercato musicale o cinematografico.

COME CONTINUARE A VIVERE IN QUESTO SCENARIO? In internet, luogo liquido per eccellenza si progettano solo nuove piattaforme in grado di fornire visibilità… quindi attraverso la pubblicità. Dobbiamo dunque iniziare a pensare non più agli oggetti ma ai processi che li creano? Ai meccanismi nascosti che danno vita ai progetti? Media senza messaggi?

Ore 12 e 30: arrivo al Salone Satellite.
Ore 13: sistemazione dei progetti vecchi, nuovi ed improvvisati.
Ore 13 e 20: affissione degli slogan e dei messaggi non subliminali.
Ore 14: vendita progetti nuovi Euro 1,00, progetti vecchi 0,10 Euro.
Ore 18 circa: intervento della solida e solita organizzazione (Marva Griffin Wilshire) e conseguente dispersione degli elementi.

Durante le ore di occupazione è stato proposto un concorso a tutti i passanti. Al termine della stessa manifestazione sono state raccolte circa 80 adesioni. Il concorso consisteva nel ripensare un campo da gioco qualsiasi; come premio al vincitore verrà organizzata una partita nel campo da lui disegnato.

Considerazioni:
Lo spazio non è mai stato vuoto. Anziché riempirlo è importante accorgersi che ci troviamo all'interno di un bidone trasparente. Tutto quello che ci passa per le mani, che raccogliamo, che scartiamo, che accumuliamo, che ignoriamo faceva parte di questo spazio prima di noi.

- Il prezzo fa parte del progetto.

- La vita e la morte di un progetto sono determinati dal suo costo.

- Lo slogan “Basta idee solo pagare” enfatizza questa situazione paradossale.

- La qualità dell'oggetto è sostituita dalla gratificazione momentanea che l'oggetto stesso offre.

- I soldi sono solidi, basta aggiungere una “ i ”.

- L'industria oggi non si adatta alla liquidità delle idee nei progetti; i processi che utilizzano i disegnatori nella progettazione non rientrano nei parametri fino ad oggi adottati delle industrie.

Ci stiamo muovendo verso una terza rivoluzione industriale?


sabato, maggio 05, 2007

Foto ISIA on line!!

Vorrei segnalare che ho creato un photoalbum con le foto dell'ISIA, dalle visite alle feste...e chi piu ne ha piu ne metta...le foto si possono vedere in slide show, scaricare e commentare!
ecco il link http://picasaweb.google.com/isiafaenza
chi vuole contribuire con qualche foto, non esiti a contattarmi (lasciatemi un commento nel mio blog o fermatemi all'ISIA).
*Sara*

lunedì, aprile 02, 2007

DIS-OCCUPAZIONE dell'ISIA di Faenza

MOTIVAZIONI

La seguente relazione si pone come obiettivo quello di chiarire le motivazioni, le finalità ed i modi che ci hanno spinto ad occupare l’aula 29 bis dell’ISIA di Faenza per le giornate del 3, 4 e 5 Aprile 2007.

Partendo dalle considerazioni di antropologi e sociologi come Z. Bauman o M. Augè ci siamo resi conto che le attuali strutture didattiche non possono gestire in modo adeguato il continuo mutamento della forma sociale. Diventa quindi sempre più vitale creare consapevolezza sul “qui ed ora” (fenomenologia del design). Spinti da tali motivazioni, in questi 3 giorni, abbiamo creato i presupposti per alimentare un dibattito ancora aperto e che ha bisogno di ulteriori domande. Perché, conoscere il contesto in cui andremo ad operare una volta terminati gli studi, vuol dire riuscire a muoversi nel modo giusto in un presente che diventa velocemente passato remoto.

MODI

In tutte le giornate abbiamo invitato studenti e docenti a partecipare. Abbiamo fornito una alternativa didattica sperimentale e libera di essere scelta in base alle proprie priorità. La necessità era ed è quella di scuotere a prescindere dai modi. Metàlogo (l’impostazione dell’evento rispecchia e richiama le tematiche trattate).

Giorno primo: Martedì 3 Aprile ‘07

- il professore Lanzoni “usurpato” della sua cattedra nell’aula (29 bis) ha accettato di confrontarsi sui temi da noi proposti, tenendo una breve lezione sulla conformazione delle particelle durante i passaggi di stato, paragonando tale sistema al naturale cambiamento della nostra società.

- questa introduzione ha dato il via ad un dibattito al quale hanno preso parte sempre più studenti creando una sorta di blog-reale all’esterno dell’aula. Sono affiorati temi di interesse comune come la sovrapproduzione di oggetti e il sistema-mercato in cui noi giochiamo un ruolo importantissimo.

Il designer deve essere consapevole della situazione!

- sono nate le seguenti domande:

- In quali modi il mercato e le sue leggi si evolveranno?

- Che ruolo abbiamo noi in tutto ciò?

- La società liquida crea più potenzialità o più problematiche?

- Che ruolo abbiamo noi in tutto ciò?

- Da 500 a 4000 nuovi designer all’anno, perché e come risolvere la disoccupazione?

- Artigianato e industria a confronto.

Presa visione di alcuni oggetti di design contemporaneo, abbiamo osservato la tendenza ad una creazione di tipo artistico-artigianale. Questa situazione di fatto necessita di un nuovo rapporto tra designer e produzione. Navighiamo forse in direzione di una terza rivoluzione industriale?

Manifestazioni come la serie diversificata ne sono in qualche modo un sintomo?

Pop…Memphis…F.lli Campana…Droog... oggi è l’arte contemporanea ad inseguire il design?

Giorno secondo: Mercoledì 4 Aprile ‘07

In base alle conclusioni tratte dal primo giorno, l’occupazione ha assunto un’organizzazione e una didattica più strutturata; è stato invitato Marco Morini, studente laureando in Scienze della Comunicazione di Bologna, il quale ha presentato la sua tesi riguardante le realtà virtuali (blog, chat , second life, messanger etc..) e le nuove identità che si stanno formando.

- quali sono le conseguenze dei nuovi media?

Stanno cambiando i rapporti intra e inter-personali.

La pubblicità stessa e l’analisi delle nuove identità hanno lo scopo di enfatizzare la relazione tra i nuovi mezzi di comunicazione (quali marketing alternativo, design pubblico, grafica…) e i loro diretti destinatari, fruitori di questi messaggi.

Gli studenti sono più numerosi e partecipano più attivamente.

“..Oggi abbiamo a disposizione nuove tecnologie dell’espressione, della parola, delle immagini e della comunicazione. Si dice che siamo usciti dall’era gutenberghiana per entrare in quella degli ipermedia e della telematica.

Ciò ha spinto in questi ultimi dieci-quindici anni a prendere coscienza in modo rinnovato e radicale di quanto il rapporto mente-medium è l’ambito stesso in cui si sono definite forme di coscienza, assetti noetici ed epistemologici, assetti culturali, determinatisi nel corso della storia .

Le tecnologie della parola, dell’immagine e dell’espressione, i media della comunicazione non

sono “enti” neutrali. Essi “plasmano” il pensiero umano, le forme dei saperi e della cultura.” (Mc. Luhan)

“Un giorno storici e archeologi finiranno per scoprire che le pubblicità del nostro tempo sono le più ricche e affidabili riflessioni che una società sia mai riuscita a produrre sulle proprie attività”. (Yves Klein 1928-1962)

Dopo la proiezione di un documentario sui costumi e le tradizioni di alcuni popoli del mondo, sono stati invitati i presenti ad esporre liberamente i propri progetti, disegni e fotografie sottolineando l’importanza della condivisione.

- a metà giornata il docente Stefano Caggiano ha approfondito e sintetizzato insieme agli studenti la relazione tra design, creatività e liquidità, sottolineando la specificità dei nostri incontri all’interno dell’istituto.

- Arte pubblica, rotonde e sculture.

Le rotonde sono luoghi privi di identità dove l’unico intervento possibile da parte del pubblico è lo sguardo; in alcune vengono installate opere d’arte, altre diventano giardini curati che pubblicizzano l’azienda botanica che inserisce il proprio prodotto, altre ancora vengono lasciate vuote.

In tutti questi casi è possibile inserire elementi di richiamo che possono stimolare la curiosità e l’interesse per uno spazio incontaminato. Entrare in una rotonda è come calpestare la luna. Dopo aver proiettato immagini di alcune installazioni nella zona di Cesena, Forlì e Faenza, sono stati invitati i presenti a intervenire su monumenti e spazi pubblici senza recare danni, utilizzando materiale trovato per strada. L’attenzione si sposta sulle cose di tutti i giorni e l’installatore cerca di fare vivere, anche solo per un giorno, quello che l’abitudine ha cancellato.

Giorno terzo: Giovedì 5 Aprile ‘07

- Interventi nell’istituto.

Sono state scambiate alcune sedute all’interno dello spazio adibito alle riunioni, con l’intento di creare una diversificazione tra gli oggetti, al fine di poter toccare fisicamente quello che viene studiato.

- Questi oggetti devono uscire dai musei, emblemi statici e passati di una cultura che voleva fermare anziché trasformare e rivisitare gli oggetti che hanno fatto la storia del design.

Nella medesima stanza, sopra un’asse da stiro, sono stati posti libri e riviste del settore, con lo scopo di liberare e condividere la cultura.

Applicazioni su parete e pavimento sono fruibili nel loggiato e in alcuni punti di passaggio.

La curiosità è il primo stimolo per avvicinarsi alla consapevolezza.

martedì, marzo 13, 2007

S.O.S. - AIUTO - CI STIAMO LIQUEFANDO


Interruzione, incoerenza, sorpresa
sono le normali condizioni della nostra vita.
Sono diventate finanche dei bisogni reali per tante persone
le cui menti non sono più nutrite [...] da nient'altro che
mutamenti repentini e sempre nuovi stimoli [...].
Non riusciamo più a sopportare nulla che duri.
Non sappiamo più come mettere a frutto la noia.
[...]

L'intera questione si riduce dunque a questo:
può la mente umana dominare ciò che ha creato?
Paul Valéry

La (vedi sopra) citazione di apertura scelta da Zygmunt Bauman nel suo "Modernità Liquida" contiene una domanda molto chiara. Domanda che ha ardentemente bisogno di risposta...
Possiamo fare qualcosa per farci vivere meglio l'accellerazione spazio-temporale di cui siamo vittime ed auto-carnefici? Come possiamo intervenire? Voi state bene nel mondo descritto da Valéry? VI PREGO... AIUTATEMI!

lunedì, marzo 05, 2007

(001) Riflessioni di un isiota convinto: l'Ars di arrangiars e Fuffa Design

Per chi non lo sapesse ancora (e so che siete in molti tra gli studenti) l’ISIA di Faenza non ha mai partecipato a così tanti eventi come nell’anno accademico 2006/2007. Partecipare ed organizzare nuovi eventi è un buon sintomo perchè significa che l’Istituto sta veramente cambiando in meglio; anche se mettersi in mostra è solo l’atto più evidente che un’istituzione possa fare per far puntare i riflettori su di sé, sulle proprie qualità e aumentare di conseguenza il proprio prestigio.

Ars di Arrangiars.
Storicamente l’ISIA di Faenza ha partecipato a non più di una ventina di eventi, per la maggior parte auto finanziati e auto gestiti, escludendo le non sempre puntuali inaugurazioni dell’Anno Accademico. La media fatica ad arrivare a un evento all’anno mentre se ne possono contare ben tre solo quest’anno, di cui uno di importanza mondiale, il Salone Satellite.

Da quando mi sono iscritto all’ISIA (a.a. 2000/2001) ho sempre assistito alla grande voglia di apparire da parte degli studenti iscritti con i loro lavori e progetti. La verità e che gli studenti si sono sempre lamentati che l’Istituto non si adopera abbastanza per aiutarli in questo, e così solo chi si è sempre “sbattuto” da solo ha ottenuto qualche risultato.
Francamente devo dire che se parliamo della carriera personale di ogni singolo studente penso che la dura arte dell’arrangiarsi (ars di arrangiars mi piace chiamarla) sia ancora la migliore palestra. Se invece parliamo di quello che la scuola può fare per aumentare la propria visibilità allora non si può escludere la parola-chiave qualità: ciò su cui punta la formazione di cui siete oggetto all’ISIA.
Se l’ISIA fosse un’azienda venderebbe qualità, e non a caso facciamo parte del comparto AFAM: Alta Formazione Artistica e Musicale, dove per “alta” leggasi “di valore”. Tutti gli ISIA puntano molto sulla qualità del loro prodotto ed è questo che li differenzia da ogni altro contesto privato o corso universitario.
“Beh, cosa c’è di diverso dagli altri corsi? Anche lo IED punta sulla qualità..”. Domanda lecita. Di diverso c’è che essendo i percorsi formativi degli ISIA e dell’Università diametralmente opposti è facile capire che il risultato che si vuole ottenere (lo studente formato) sarà altrettanto diverso.

Fuffa Designer sarai tu .
Se vi iscriveste all’università di Architettura, oltre a pagare tasse più alte ed essere una “x nel ciclo dell’azoto”, potreste godere della libertà di scegliervi in autonomia il vostro percorso formativo; arrivati a dovervi specializzare (dopo i consueti tre anni, non subito) dovreste scegliere tra le decine di corsi disponibili: Transportation Design, Product Design, Visual design, Pattern Design, Lightning Design, Fuffa Design e così via.
Alla fine dei vostri studi diventereste laureati in architettura con specializzazione in Fuffa Design. Domanda: Nel biglietto da visita cosa scrivereste? “Designer”?
Sbagliato.
Al massimo potreste essere solo Fuffa Designers.
Visto che siete iscritti all’ISIA il secondo esempio sarà più facile: il percorso formativo NON lo potete scegliere voi, non almeno nel triennio, e comunque anche al secondo livello – una volta scelto l’indirizzo – il percorso sarà rigido.
Questa inflessibilità, però, serve agli ISIA per garantire la qualità del proprio prodotto, cioè voi (“perché voi valete” dice lo spot…ce l’avranno mica rubato?!?! ;-).
Il risultato finale è che voi potreste scrivere molto più legittimamente sul biglietto da visita “Professione Designer” – anche se non sarebbe ancora vero del tutto, perché un vero designer non si forma in soli cinque anni, ma questa è un’altra faccenda*…

Insomma, gli ISIA mirano a formare figure professionali estremamente flessibili, capaci cioè di adeguarsi ad ogni situazione lavorativa grazie alle proprie conoscenze che spaziano tra le varie discipline tecniche e le correnti del Design contemporaneo. Specializzarsi in Fuffa Design non interessa agli ISIA e non dovrebbe interessare neppure a voi perché significherebbe puntare su un prodotto limitato già in partenza: il fatto che negli ultimi dieci anni – per esempio - sia glamour essere un car designer o un arredatore d’interni non fornisce motivi sufficienti per limitarvi ad essere solo car designers o arredatori d’interni.
Questo è anche uno dei motivi per cui non è possibile aprire quaranta corsi facoltativi all’ISIA (perché se no faremmo pure un corso di "salumeria e insaccati" se facesse figo). L’ISIA mira a darvi gli strumenti per diventare designers nel senso più ampio del termine e non ha necessariamente l’obbligo di piazzarvi sul mercato come dipendenti di qualche azienda, seppur prestigiosa - chissà.

C’è un ultimo fattore che influenza la formazione che impartiscono gli ISIA e li differenziano da tutto il resto del panorama italiano: la forte sensibilità per i problemi di carattere etico e sociale. Ora potrà anche sembrare scontato, ma in Italia gli ISIA detengono il primato assoluto visto che ereditano questo atteggiamento direttamente dai modelli formativi di Ulm, e quindi si parla degli anni ’60.
Questo è un motivo in più per capire quanto siamo distanti da quell’aura trendy (di derivazione anni ’80) che aleggia attorno alla parola Design e ne fa solo una cosa da ricchi a giudizio del pubblico.

Frequentare le lezioni di Metodologia e di Design significa potersi confrontare direttamente col docente che, vi ricordo, nella maggior parte dei casi è un professionista e sa come funzionano le cose là fuori.
Non limitatevi a fare contenti i vostri genitori perché vedono che siete dei creativi e che probabilmente finirete col fare l’aiuto grafico nello studio sotto casa (senza nulla togliergli, per carità). Mirate in alto piuttosto, sfruttate le vostre possibilità, non ingabbiatevi su discorsi del tipo “a me piacciono le lampade quindi voglio disegnare solo lampade in futuro” perché il mondo non ha bisogno (solo) di lampade ma di idee innovative per vivere sempre meglio inquinando sempre meno, questa è la priorità.
Quale strada scegliere e quale stile adottare, poi, sta a voi deciderlo.