mercoledì, gennaio 09, 2008

JUNKSPACE – tutto nasce tutto muore tutto...

"Il cambiamento è stato staccato dall'idea di miglioramento. Il progresso non c'è più; la cultura barcolla di lato senza sosta, come un granchio fatto di Lsd..."
Junkspace è un libro ed un concetto elaborato da Rem Koolhaas. Il Junkspace è ciò che resta mentre la modernizzazione (e/o la sur-modernizzazione) fa il suo corso, è la somma complessiva di tutte le sue conquiste espulse come in un rigurgito nel nostro Ambiente. Nasce dalla necessità di avere il massimo nel minimo tempo, nasce dall’esigenza di rincorrersi senza pause, nasce da scelte e da dinamiche su cui l’architetto o il designer, come li conosciamo oggi, non hanno alcuna influenza. Il Junkspace è una sorta di tendenza sia fisica che metafisica che porta alla morte del progetto cibandosene voracemente. Si può definire come una sorta di perenne brain-storming volto alla costruzione e ricostruzione del Mondo nel quale nulla è importante.

Copiando direttamente dal retro del libro (tra)scrivo che qui il rapporto fra storia e identità (fra «destino e carattere», direbbe Benjamin) viene smascherato crudelmente: «L’identità concepita come questo modo di condividere il passato è un’affermazione perdente: non solo in un modello stabile di continua espansione demografica c’è proporzionalmente sempre meno da condividere, ma la storia stessa possiede una emivita (L'emivita è una misura della stabilità di un isotopo: più breve è l'emivita, meno stabile è l'atomo) odiosa: più se ne abusa meno si fa significativa, finché i suoi vantaggi depauperati diventano dannosi. Questo assottigliamento viene esasperato dalla massa in costante crescita di turisti, una valanga che, alla ricerca perpetua del “carattere”, macina identità di successo fino a ridurle in polvere senza significato». E la risposta a tutto questo non può essere l’ormai usurato concetto di Nonluogo, ma qualcosa di più vasto. Il Junkspace.

Il Junkspace come una sorta di Mondo-Nonluogo in cui la morte dei progetti fa da concime per il nuovo, per un perenne proliferare incontrollato perché troppo esteso ed impalpabile. E’ forse il frutto futuro della modernità debole e diffusa di Andrea Branzi? Il Junkspace agisce sulla tua percezione del tempo e dello spazio rendendoti incerto sul dove sei e in che periodo storico. E’ nato da se stesso per disorientarti e liberarti dalla gabbia del significato. Nel Junkspace nulla ha più senso se non nel stesso Junkspace “…riflessi narrativi che fin dall’inizio dei tempi ci hanno permesso di collegare punti, colmare vuoti, sono ora rivolti contro di noi: non possiamo smettere di osservare: nessuna sequenza è troppo assurda, banale, insignificante, offensiva… Attraverso il nostro vecchio apparato evolutivo, il nostro insopprimibile spazio d’attenzione, registriamo senza scampo informazioni, formuliamo giudizi, spremiamo significato , leggiamo intenzioni; non possiamo smettere di ricavare un senso dal totalmente insensato…”.

Nella fotosopra un progetto nato dal Junkspace durante
l'occupazione di uno stand al Salone Satellite di Milano 2007

Il Junkspace esplora la natura architettonica della Città Generica condannando definitivamente tutta la cultura architettonica del XX secolo che ha cercato invano di resistere alla modernizzazione tramutando il mito dello spazio in un alibi per riempire gli edifici «di scoperte, di intenzioni grandi e piccole, di desideri, di cose, di colore o almeno di vernice», sublimando gli effetti. Effetti che rimanendo incontrollati producono Junkspace, il quale si identifica nella essenza dello spazio, essere e non apparire. E’ la maglia che tiene insieme gli infiniti elementi di un Mondo complesso, che non può avere un potere simbolico in ognuno dei suoi elementi singolarmente, ma diventa rilevante e simbolico solo nella sua totalità, diventa Junkspace.

Installazione temporanea realizzata durante il
Salone del Mobile '07 all'interno del Politecnico di Milano

Nel Junkspace puoi trovare di “tutto”, anche “…un ecofascismo benigno che colloca un raro esemplare di tigre siberiana in una foresta di slot machines, vicino ad Armani, nel mezzo di un perverso barocco arboreo…”, ma diventa interessante constatare come proprio la creatività, necessaria al mondo del progetto, si ciba di questo “tutto” il quale è in grado di fornire infinite fonti di ispirazione. Ci illudiamo quindi di essere creativi mentre è lo stesso Junkspace a farci diventare tali, prima ci sazia poi però non si fa scrupoli nel negarci il cibo. Il prezzo da pagare è la morte dell’ego e di striscio dell’architettura e del design come li conosciamo ora. Nel Junkspace non c’è spazio per l’autore, non ne ha bisogno.

E la cosa incredibile è che non ce ne siamo accorti!


mercoledì, novembre 07, 2007

RESIGN by DO nucleo culturale



Le premesse

Nel 2007 è stato presentato un nuovo progetto ogni 3 minuti e mezzo e il numero dei designer cresce esponenzialmente di anno in anno. E’ sempre più difficile giustificare la ricerca di nuove possibilità da applicare agli oggetti. Abbiamo di gran lunga soverchiato il sovraffollamento seriale del pop con un incredibile e forse non richiesta abbondanza concettuale: gli oggetti non solo sono tantissimi, ma sono tutti portatori di vari messaggi, di tante logiche, di tanti punti di vista. La tecnologia e la conoscenza mediamente possedute da designer ed architetti porta quasi necessariamente alla creazione di prodotti di un certo valore merceologico, ben più difficile è conferire valore simbolico diverso dall’esclusività. La creazione di valore nel mercato deriva sempre più dalla creazione di valore simbolico, identitario esperienziale, tanto da far parlare di una economia della conoscenza in cui il valore attribuito ad un oggetto dipende sempre più dal contenuto intrinseco in termini di know how e dal significato interpersonale che gli viene attribuito.


L’approccio

Questi sono solo alcuni dei dati che evidenziano l’aumento della complessità che caratterizza lo scenario socio-economico attuale. La crescita esponenziale di flussi di persone, di idee, di informazioni ha causato un cambiamento radicale nella concezione delle categorie di spazio e tempo, principi attraverso i quali le persone attribuiscono senso all’esperienza, individuale e collettiva. La progressiva diminuzione della distanza, fisica e sociale, delle persone ha generato quello che potremo definire “brain storming globale”: ovvero la situazione in cui sempre più individui, potendo accedere, anche autonomamente, ad una quantità di informazioni sempre

crescente, costruiscono percorsi di senso individuali, soluzioni adattative autoreferenziali alla complessità del sistema sociale. Questo processo, caratteristico della post-modernità, agisce simultaneamente in una doppia direzione: da un lato, libera definitivamente l’individuo dai vincoli caratteristici del passato, consentendogli di sperimentare esperienze e percorsi di senso sempre possibili altrimenti; dall’altro, limita la possibilità di creare un sistema stabile di significati attraverso il quale giungere ad una rappresentazione coerente della realtà. L’eccessiva frammentazione di significati che siamo chiamati a gestire nel lavoro e nelle relazioni interpersonali limita la possibilità di giungere ad identità forti, capaci di resistere di fronte ai molteplici significati attribuibili all’esperienza.

Alla grande proliferazione di idee a cui stiamo assistendo, spesso coerenti fra loro ma isolate, è accompagnata una grossa dispersione di energie creative causata dal fatto che l’eccessiva autoreferenzialità non permette una cumulatività e una complementarità delle conoscenze, indispensabile per gestire la complessità del contesto socio-economico contemporaneo e giungere a soluzioni realmente innovative. Le incongruenze caratteristiche del post-fordismo possono essere risolte solamente adottando un paradigma nuovo, reticolare, basato su un tipo di razionalità non più strumentale ma riflessiva, che tenga in considerazione il potenziale impatto dell’azione umana

sull’ambiente, sociale e naturale, valorizzi l’importanza delle relazioni attraverso la complementarietà delle competenze e il processo di propagazione/democratizzazione della conoscenza.


Il metaprogetto

Lo scenario precedentemente rappresentato, caratterizzato in ultima analisi da una grande ricerca di significati ad alto valore identitario, suggerisce che oggi conviene concentrarsi, più che sugli oggetti e sui progetti, sui processi e sulle relazioni rispetto alle quali i progetti divengono delle conseguenze. Il metaprogetto REsign prefigura una sorta di rivoluzione copernicana per la quale il processo progettuale, da strumento al servizio della produzione, diventa mezzo per l'instaurarsi di relazioni sensate: il senso di un oggetto non sarà quello di essere più o meno bello ma nella capacità che avrà di porsi come "creatore" di relazioni dense e ad alto contenuto identitario. In quest’ottica, REsign è una metodologia che si propone di adottare un approccio sostenibile alla progettazione sia da un punto di vista relazionale/sociale che ambientale.

Tale metodologia si basa essenzialmente su tre principi inspirati alla logica della riflessività:

  • L’importanza di incanalare la creatività diffusa in percorsi di senso condivisibili.
  • L’importanza, in termini identitari e di capitale simbolico, dell’esistenza di una rete di relazioni dense.
  • La necessità di rivedere le modalità di progettazione verso la sostenibilità, considerando preventivamente l’ennesimo potenziale riuso di un oggetto e il suo impatto sull’ambiente naturale e sociale.

Resign è quindi “riuso dei segni”, una ricombinazione creativa dei segni di cui sono permeati gli oggetti dimessi e scartati dal processo produttivo main stream al fine di generare, attraverso il riuso, nuovo significato ad alto valore identitario e interpersonale.

Resign è un metaprogetto composto da:


  • Un Atelier in cui sperimentare il modello della “Bottega 2.0” basato su metodologie di lavoro innovative inspirate ad una logica riflessiva, incentrate sulla trasmissione e sulla condivisione del sapere, sulla democratizzazione della conoscenza, sulla rivalutazione della lavorazione manuale e sulla creazione di relazioni dense, faccia a faccia, ad alto contenuto identitario.
  • Un Network di relazioni basato sull’importanza strategica della complementarità delle competenze quando si agisce in un contesto complesso come quello attuale. Tale rete, di cui l’Atelier rappresenta un nodo, è formata dai legami fra soggetti che possiedono competenze differenti e che provengono da contesti diversi. L’alto livello di eterogeneità dei soggetti coinvolti, se opportunamente gestito al fine di indurre tali soggetti ad agire secondo una logica di sistema integrato, diviene strategicamente rilevante nell’ottica di implementare una metodologia di progettazione come quella perseguita. In questo senso Resign rappresenta ciò che emerge dalle relazioni fra i soggetti coinvolti e che supera la loro semplice somma.

Rappresentazione del network:



Finalità

Il Network fornisce all’ Atelier gli input, in termini di risorse cognitive, umane e materiali, necessari per intraprendere le seguenti attività/servizi:


  • Educazione: attraverso seminari, workshop e laboratori rivolti alla cittadinanza e riguardanti i principi che caratterizzano l’approccio di REsign.
  • Formazione: attraverso stage e tirocini realizzati in collaborazione con istituti e studi di grafica, design e architettura.
  • Ricerca: per aumentare costantemente le conoscenze possedute dagli attori che costituiscono il network nell’ottica del miglioramento continuo.
  • Consulenza e progettazione (spin-off della ricerca): l’Atelier ha come obiettivo quello di generare un’impresa creativa impegnata nella realizzazione di oggetti ed allestimenti commissionati da soggetti terzi.

I servizi e i prodotti realizzati verranno immessi nel mercato attraverso canali innovativi, differenti dalla semplice vendita (scambio simultaneo di equivalenti) ed incentrati sulla creazione di un legame diacronico e biunivoco fra le parti.
Alcuni esempi di modalità utilizzabili sono: scambio ad abundanziam, oggetto liberato, mostre praticate, aste, progettazione partecipata, progettazione a domicilio.

Format attivo nella città di Faenza



Network esistente




Contatti


Resp. Atelier: Andrea Magnani
Tel.: +39 3393022824

Resp. Organizzativo: Pier Carlo Masotti
Tel.: +39 3294199467

Sede: via Mura Mittarelli 34
48018 Faenza (Ra), Italia

Web: www.resign.it
info@resign.it


A project by:
DO - nucleo culturale
48018 Faenza (RA)
Via Mura Mittarelli, 34
www.ildo.tvinfo@ildo.tv


venerdì, agosto 10, 2007


Di questi tempi si fa un gran parlare di Identità.

Identità=essere sempre identici a se stessi.

L'IO esploso diventa identità sfumata. Debole e diffuso (A. Branzi) il progetto reagisce con le traballanti armi della ibridazione o della ricerca tipologica "oggettuale". Oggetti sempre meno identificabili. Rem Koolhaas grida la morte della achitettura. Ma è sbagliato avere una identità forte? Siamo sicuri che sia questa la strada? ...è tutto cosi passeggero che magari ci stancheremo... andrà tutto bene.


DON'T PANIC

lunedì, agosto 06, 2007

DICOTOMIEIMOTOCID

0000001 - Sul momento non me ne resi conto, ma quando sentii quel sinistro scricchiolio lì dentro, nella parte bassa del cervelletto, ebbi la percezione che nulla sarebbe stato come prima. Non fu così. Il disegno era ben più grande e come sempre a posteriori se ne possono vedere le cause e poi gli effetti. Quell’istante immobile ma velocissimo. Diventa confine tra due pensieri, forse opposti, forse complementari... ma ancora più forse parte del. L’istante sacro, mi dissero poi. Ho pensato di poter riassumere tutto con forme astratte in modo da coglierne l’essenza arrivando ad una sorta di unicum. L’uno per tutto. Ora solo capisco, Tutto, Tutti, Lo scricchiolio. Non credo di aver mai dipinto, forse in pre-adolescenza ho frequentato qualche corso di educazione artistica (l’educazione non può essere artistica). Ma con il “lì dentro” cavolo se ho dipinto! La crepa e nata nel momento in cui guardando il mio ultimo lavoro astratto intitolato “Il Tutto” ho riconosciuto nient’altro che la visione in dettaglio del mio indice destro visto di ¾. Fallii. Distrutto dal pensiero di aver portato fino in fondo una retorica sbagliata dalle sue fondamenta dipinsi il mio quadro migliore. Ritratto noto perchè indistinguibile da una fotografia. Impiegai 6 anni e 9 mesi. Non lo mostrai a nessuno fino a quando non lo osservai veramente. Notte, mi alzo per prelevare acqua dalla cucina che coincide con lo studio. Non metto gli occhiali e dall’alto della mia miopia (-3equalcosa) ho visto. Il mio unico quadro iper-realista era ancora il mio indice. Sempre. Sempre ancora. La crepa divenne voragine e da voragine crebbe ancora da non essere più definibile come tale. Non cercherò mai più di chiuderla. E questo è un lieto fine.

venerdì, luglio 06, 2007

ANONYMOUS - UNTITLED

Giovedi 28 Luglio ha inaugurato ad'a - area d'azione il festival di arte pubblica curato da Roberto Daolio all'interno della suggestiva rocca sforzesca di Imola.
Per tale occasione il nostro intervento (non programmato) è stato quello di
installare bigliettini identificativi di opera ed autore totalmente fasulli (con logo ad'a falso) a fianco di opere vere, inventate, trovate o improvvisate.


Cos'è l'arte?











venerdì, giugno 22, 2007

Report: INCURSIONI URBANE

Sono stati 2 giornate intense per tutti noi. Come sapete dal post precedente l'ISIA di Faenza ed in specifico alcuni studenti tra cui il sottoscritto hanno organizzato 3 esperimenti, 3 performance pubbliche il cui obbiettivo era, ed è tuttora, quello di indagare nuove metodologie di fruizione della cultura, nuovi media.
ECCOVI UN REPORT FOTOGRAFICO!



OGGETTI LIBERATI



PARKING RENT


SFILATA PUBBLICA

PARTY - FOOD DESIGN

mercoledì, giugno 13, 2007

INCURSIONI URBANE


l'ISIA partecipa ad OpenStudio Faenza con un progetto coordinato da Donatella Savoia, Stefano Caggiano e Stefania Bertoni. Realizzato dagli studenti ISIA: Imma Cannella, Federica Cecchini, Jennifer Muccioli, Andrea Magnani e Valentina Pasi in collaborazione con l'associazione ESTERNI di Milano.

Saranno tre vere e proprie incursioni urbane!

La prima performance "Oggetti liberati" si svolgerà
venerdì 15 giugno per tutto il giorno e consisterà nell'abbandonare prodotti voluminosi in luoghi suggestivi della città fornendoli di targhetta identificativa dell' Isia con l'obiettivo di creare consapevolezza verso la progettazione comune. L'oggetto trovato dal pubblico sarà un oggetto libero che dovrà essere ridisegnato e rilasciato in suolo pubblico, infine rispedito all'Isia.

"Park renting " è il titolo della seconda performance prevista per
sabato 16 giugno dalle ore 16.00 alle 18.30 in Piazza delle Erbe. Verranno occupati legalmente (in seguito al pagamento legale del posteggio) alcuni parcheggi in piazza delle erbe i quali diventeranno gli spazi espositivi di alcuni prototipi selezionati dalle tesi.

Infine con "Sfilata pubblica" sempre sabato 16
giugno dalle 18.00 una trentina di modelle con abiti disegnati dagli studenti Isia partiranno dalla Piazza del Popolo di Faenza in una sorta di "Passerella metropolitana" che le condurrà alla meta dei Loggia degli Infantini, dove saranno accolte, insieme al pubblico, da buffet e musica. Seguirà Party ISIA con dj set di DoubleJ vs Palloncino fino alle 23.30.


mercoledì, giugno 06, 2007

DO - nucleo culturale

A Faenza si è appena conclusa la 3 giorni inaugurale di un nuovo spazio culturale che risponde al nome di DO. La manifestazione è stata chiamata DOrave culturale e ha visto nella sua programmazione: mostre di design, esposizioni d'arte, installazioni urbane, concerti, live set audio-video, workshop e conferenze. E' stato un weekend in cui ho visto la città di Faenza come sbocciare lentamente, creativamente... promette bene! Riporto di seguito il bilancio dell'evento e l'interessantissimo manifesto di intenti, sono pronto a scommettere che il DO diventerà il nuovo vero e proprio riferimento per la creatività a Faenza, prestate attenzione!

DOrave culturale: un primo bilancio

Faenza, 4 giugno 2007
È terminata ieri sera la tre giorni in cui il DO, nuovo spazio culturale, è stato presentato alla città: una tre giorni di sperimentazione, un banco di prova, che si colloca come l’inizio di un percorso stabile di ricerca nell’ambito della produzione culturale a Faenza. Come hanno sottolineato sabato 2 giugno i ragazzi del Nucleo Culturale alla presentazione del progetto, il DO non è e non sarà un locale, come già ce ne sono a Faenza: l’obiettivo è, infatti, quello di diventare un laboratorio delle idee e di produzione culturale, uno spazio in cui la creatività è vissuta in modo attivo, evitando dunque la mera importazione di eventi/format/attività realizzate altrove, un incubatore dove le idee valide possono trovare risorse e competenze per decollare e diventare progetti concreti.

Questa è la logica che è alla base, ad esempio, del progetto Re-sign, presentato nel workshop di domenica 3 giugno (che ha registrato una buona presenza di pubblico): i ragazzi dell’ISIA di Faenza che hanno curato il progetto hanno mostrato, con una breve introduzione, e poi dimostrato, realizzando istantaneamente alcuni oggetti (coinvolgendo anche i presenti), il concept del “Re-sign - firmare di nuovo” gli oggetti abbandonati. Firmare di nuovo significa dare una nuova vita agli oggetti, che non solo sono tantissimi, ma sono tutti portatori di tanti messaggi, di tante logiche, di tanti punti di vista; Re-sign ci insegna che la vera libertà degli oggetti sta nel saperli vedere, così al DO c’erano un bancone da bar realizzato con due casse di legno, sedute realizzate assemblando più sedie o utilizzando gli scheletri metallici di scrivanie, un tavolo fatto con uno sportello, un divano ottenuto da rettangoli di gommapiuma e stoffe, ecc. Tutti oggetti di recupero, trovati nei magazzini del Comune di Faenza, che hanno stimolato la creatività dei ragazzi del DO: Re-sign non è però un progetto autoreferenziale, ma ha una connotazione fortemente sociale. Lo scopo infatti è quello di educare il pubblico acquirente a diventare un pubblico utilizzatore consapevole, ed è per questo che nel progetto è stata coinvolta Manitese: Michele Dotti, rappresentante di Manitese Faenza, ha sottolineato durante il workshop la validità del progetto e la sua compatibilità con una ONG che da sempre si è occupata di recupero degli oggetti, con grande beneficio, economico ed ecologico, per la società. Con Re-sign, ha aggiunto Michele, questo recupero ha la possibilità di avere un risvolto qualitativo oltre che quantitativo, rinnovando dunque la disponibilità a collaborare per il decollo del progetto. La condivisione degli obiettivi, e la disponibilità a partecipare è stata manifestata anche da Hera Imola-Faenza, azienda attenta ai temi del riciclaggio e del riutilizzo che ha già realizzato progetti si sensibilizzazione, nelle scuole ad esempio, su questi temi: Elena Marchetti, presente al workshop, ha dimostrato il suo entusiasmo per l’originalità dell’idea e la volontà di creare una sinergia per fare sì che il progetto coinvolga realmente il territorio.

Al workshop hanno partecipato anche altri due progetti uniti dalla stessa sensibilità per il riutilizzo creativo degli oggetti, RCA – Rifiuto con Affetto e Airswap. RCA è un nuovo servizio di raccolta rifiuti nato a Venezia, che permette di raccogliere e rimettere in circolazione quegli oggetti che, a causa di una tendenza allo spreco e alla mancanza di spazio, vengono gettati seppur ancora utilizzabili. Maria Zanchi, Maddalena Vantaggi, Roberta Bruzzechese e Alessandra Saviotti hanno infatti modificato un cassonetto, inserendo delle ante trasparenti e delle mensole interne, facendolo diventare un luogo si scambio di oggetti (e di conseguenza di socializzazione), sottraendoli alla discarica o alla distruzione: in questo modo, gli oggetti riacquistano così utilità e persone che vi si riaffezionano.

Arianna Callegaro ha invece presentato Airswap, in cui al centro vi sono i vestiti: una persona, partecipando ad Airswap, baratta un suo capo d’abbigliamento con un altro capo, modificato (non necessariamente nella forma di un altro capo, ma anche di oggetti, ad esempio lampade, scatole, ecc.) creativamente da artisti presenti sul territorio; il progetto prevede un padiglione negli aeroporti, in cui si possono compiere due tipi di azioni: effettuare uno scambio di un vestito personale, per acquisirne uno con valore aggiunto, o selezionare dal database un abito su cui effettuare una personale post-produzione, destinata poi al circuito di scambio/promozione.

Il confronto e il collegamento tra queste iniziative e Re-sign, creato dal workshop, hanno premesso di creare una rete di conoscenza e di scambio, che potrà attivare collaborazioni e possibilità di sviluppi, anche paralleli, dei singoli progetti.

Durante i tre giorni è stata poi realizzata una copertura mediatica di DOrave culturale, con la realizzazione di foto, video delle performances e dei workshops, interviste agli artisti, che saranno, e in parte già sono, a disposizione sul sito web del DO (www.ildo.tv): questo fa parte di un’altra area di progetto, dedicata ai media e alle nuove tecnologie, che intende sviluppare una webtv e realizzare nuovi fomat.

DOrave culturale è stato inoltre monitorato costantemente da una webcam al piano terra, grazie alla quale era possibile seguire la tre giorni sul sito web, in live-streaming; l’attenzione per le tecnologie audio/video è stata poi documentata dalla presenza di 12 televisori, che mostravano video realizzati dai ragazzi del DO, e dalla presenza di due schermi dietro al palco, sui quali i vj hanno proiettato le loro immagini durante le serate. Vj e dj hanno poi partecipato ad un workshop sull’improvvisazione nella musica elettronica e sul rapporto tra musica e immagini, seguito, sabato 2 giugno, al workshop sull’improvvisazione come competenza, tenuto da Michele Francesconi, e sulle avanguardie del jazz (Filippo Feletti): l’attenzione alla modalità del workshop risponde alla volontà del DO di non essere uno spazio dove semplicemente si fruiscono i prodotti culturali, ma dove ci si confronta sulla produzione di tali prodotti per vivere la cultura in modo attivo e partecipativo e per sviluppare nuove competenze.

Del resto il Sindaco, Claudio Casadio, l’Assessore alle Politiche Giovanili, Alberto Servadei, e l’Assessore alla Cultura, Cristina Tampieri, hanno ribadito, nella presentazione di sabato 2 giugno, il loro appoggio a questa realtà nuova proprio per la sua originalità, per la sua vocazione ad essere un luogo dove si sviluppano competenze che possono essere messe al servizio della società, dove la creatività trova degli sbocchi, dove si produce attivamente cultura.

DOrave culturale ha presentato il DO alla città ed ha costituito l’occasione per formare un gruppo, in cui le ragazze e i ragazzi vengono da esperienze diverse (musica, arti visive, design, informatica, ecc.): la sfida comincia però da oggi, dalla volontà di rendere il DO uno spazio permanente e vivo e di fare decollare i progetti accennati e i nuovi che nasceranno.

La risposta del pubblico è stata positiva: ai tre giorni hanno partecipato circa 300 persone ogni sera, manifestando il loro interesse ed in molti casi la disponibilità a partecipare attivamente alla programmazione futura; anche sulla pagina del DO in myspace (www.myspace.com/donucleoculturale) i commenti di chi ha partecipato, sia come pubblico che come performer, dimostrano il successo che ha avuto l’inaugurazione del DO. La massima affluenza si è registrata domenica sera, per la performance degli ZU.

Alla chiusura, domenica sera, molti hanno chiesto informazioni sulla riapertura del DO e sulle attività future, dimostrando entusiasmo per la presenza di questa nuova realtà culturale a Faenza. La risposta che abbiamo dato è: prestissimo lo staff del DO si riunirà per ragionare sul futuro e per pensare alla programmazione, per verificare questi tre giorni e per DARE alla città un luogo stabile dove FARE cultura. E’ nel DNA del DO…dal verbo dare, e da to do, in inglese, appunto, fare.


Dichiarazione d'intenti DO - NUCLEO CULTURALE

All'interno del piano di sviluppo del distretto culturale evoluto di Faenza, l'Amministrazione Comunale, con il lavoro dell'Assessore alla Cultura e dell'Assessore alle Politiche Giovanili, ha dato vita ad un Nucleo Culturale, composto da ragazzi e ragazze con competenze, risorse e interessi negli ambiti della creatività e della cultura artistica. La sua funzione è quella di tradurre in azioni pratiche i seguenti obiettivi, mutuati dal progetto per il distretto culturale evoluto e dalle finalità del Laboratorio Cultura:

  1. Sviluppo di un gruppo motivato e impegnato che, condividendo insieme all'Amministrazione Comunale il percorso, presentato nel convegno Moto d'Idee, per la costruzione del distretto culturale evoluto, possa durare e ampliarsi nel tempo, animato da persone realmente interessate a sviluppare progetti ambiziosi e che lavorino insieme secondo un'etica di condivisione e confronto. Questo gruppo si propone come non solo come momento di aggregazione, ma intende coinvolgere i partecipanti in modo attivo e continuativo con modalità che esulino dal semplice riempire il proprio tempo libero.
  2. Ampliamento e arricchimento delle opportunità di produzione e fruizione culturale della città in una logica attiva e generativa di contributi e risorse da parte della società civile, in particolare delle giovani generazioni, e degli altri istituti e operatori culturali. In questo senso si colloca l'idea del Centro culturale multifunzionale, come incubatore del gruppo e di progetti nuovi che lo caratterizzino come uno dei più importanti poli della vita culturale e sociale della città.
  3. Attenzione al nuovo, non solo in termini di contenuti ma soprattutto di modalità di lavoro e di presentazione dei contenuti. Le iniziative dovranno offrire aspetti di totale innovazione, dando voce non solo alle opere di artisti affermati, ma anche a idee, progetti, ricerche sviluppati dal Nucleo Culturale e dal contesto cittadino, in modo che i cittadini e soprattutto i giovani possano essere reali protagonisti non solo della fruizione, ma soprattutto della produzione culturale. A questo proposito, ampio spazio deve essere dato alle tecnologie informatiche applicate alla multimedialità, sia perché a Faenza non esistono esperienze consolidate e strutturate nel settore, sia per il valore di innovazione che i linguaggi/strumenti multimediali hanno apportato al campo dell'arte.
  4. Creazione e mantenimento di un centro culturale che, nel pieno della sua attività, dovrà essere attivo, vivo e frequentabile tutto l'anno: un laboratorio di idee e di attività volto alla sperimentazione, alla ricerca, allo sviluppo e all'esplorazione di nuovi linguaggi, saperi e tecnologie, nella consapevolezza che l'esposizione alla creatività e alla novità sia stimolo e condizione per una maggiore apertura mentale e alla diversità. In quanto "base" del Nucleo Culturale, il centro si configura secondo la logica di essere un luogo di incontro capace di dare una risposta alla mancanza di spazi e proposte che non siano meri prodotti da consumare passivamente.
  1. Realizzazione di processi di scambio e interazione con altre realtà nazionali, europee ed extraeuropee, impegnate nella produzione culturale e sociale, sviluppando collaborazioni che vadano oltre il semplice coinvolgimento estemporaneo di questi attori in eventi.
  2. Creazione di connessioni con aziende private, profit e non-profit, che desiderino investire nel sociale e nella cultura ed essere coinvolti nei progetti con un ruolo attivo e propositivo, condividendo obiettivi e metodologie, e non come semplici finanziatori. Lo scopo è quello di creare azioni valide capaci di coniugare attività imprenditoriali, competenze artistiche e circuiti distributivi, realizzando dei format che siano poi esportabili sotto il marchio "Faenza/Moto d'idee".
  3. Sensibilizzazione della comunità locale sui temi della solidarietà, della socialità e dell'ambiente, attraverso progetti culturali e creativi e il coinvolgimento di attori privati e pubblici, dando corpo a comuni prospettive.

Dati questi obiettivi, le attività promosse e realizzate dal Nucleo Culturale saranno caratterizzate dalla massima libertà di scelta e iniziativa, e in particolare da:

- Centralità degli utenti/partecipanti;

- Assenza di proposte preconfezionate e attenzione ad una continua ricerca di nuovi percorsi di crescita culturale, sociale e creativa calati nel contesto urbano e civile, da cui possano originarsi ulteriori idee, risorse, energie, attività.



giovedì, maggio 17, 2007

Crea il tuo "Fashion"!

Segnalo questo sito fighissimo e lo consiglio a tutte/i gli appassionati di fashion e vintage: il sito Thread banger ha il seguente obiettivo:

"Welcome to ThreadBanger, the first network for people who make their own fashion.

Our first show is Threadheads. Join our hosts Rob and Corinne every Friday as they give us DIY fashion tips and how-to’s so that you too can create your own style! This weekly show also features the latest in fashion trends straight from the community and young, upcoming designers.

Want to get involved? Submit your own unique creations by uploading your video to our website and we’ll feature your designs on the show! Have a question on how to create something? Let us know and we’ll cover it in an upcoming episode! This is the show that the viewers create! "

Date un'occhiata al video!





Se volete dare un'occhio ad altri modi di "trattare" le t-shirt date un occhio sul mio blog! ;-)

lunedì, maggio 14, 2007

More Fuffa for the people

Ecco qua il nostro caro nemico che continua ad aprire succursali sparse per il mondo, questa volta in patria - a Venezia. Yacht Design, Glass Design and Venetian Arts...! Ma perchè non li invitiamo ad aprire uno IED pure a Faenza? Ceramic Design and the Art of Stinking!
Sarebbe veramente figo...nonfacciamolo troppo sapere in giro se no non riusciamo ad immatricolarli tutti ;-)

Abbasso la Fuffa, viva la fatica di esser completi.